Nel 1881 una società iniziò i lavori per la costruzione del canale di Panama. Il capo di tale società si era già occupato dell’apertura del canale di Suez, ma per Panama serviva un’impresa titanica: vi erano da rimuovere 80 milioni di metri cubi di terra e di rocce, senza considerare il clima umido e infestato dalla malaria. Nonostante tutto ciò, per otto anni gli operai lavorarono senza sosta all’impresa dei quali molti morirono per fatiche e malattie. Alla fine, però, furono gli Stati Uniti che approfittarono della costituzione del territorio di Panama in repubblica indipendente e ottennero da quest’ultima la concessione di una striscia di territorio (Zona del canale). Nel 1904, il governo statunitense assunse i lavori dove provvidero, prima di iniziare l’opera, a risanare la zona e costruire un canale a chiuse da elevare a 26 metri sopra il livello del mare. Tale canale venne ufficialmente aperto dopo 10 anni, nel 1914. L’apertura d’esso ridusse la distanza fra l’Europa e i porti americani nonché tra le due coste principali statunitensi: quella dell’Atlantico e quella del Pacifico. Inoltre lo Stato che controlla uno stretto importante come Suez, Panama, Hormuz e Dardanelli ne trae beneficio economico e in caso di guerra può controllare il traffico che si svolge attraverso lo stretto e diventare il padrone dei mari chiusi dagli stretti. E ciò che sta facendo l’Iran, che potrebbero fare Egitto, Stati Uniti e Turchia rispettivamente per Hormuz, Suez, Panama e Dardanelli nonché Bosforo.