Agli albori dell’unità d’Italia, dopo i moti del ’48 che avevano portato all’esilio di importanti politici della classe dirigente meridionale, i garibaldini sbarcarono in Sicilia. E se le masse contadine videro in Garibaldi il difensore dei deboli e degli oppressi, d’ altro canto il sovrano borbonico Francesco II concesse una Costituzione. Ma in meridione la situazione era stata per anni sotto assolutismo monarchico e arretrattezza dove sia la borghesia terriera che i gentiluomini sfrattavano i contadini dalle loro terre appropriandosene illecitamente. Oltre a ciò la Chiesa, contraria a ogni idea di Italia unita, contrastó i piemontesi che giunsero al sud e il clero provocó sommosse e tumulti. Il clero e i Borboni si allearono foraggiando bande di criminali i quali misero a soqquadro l’intero meridione. Nonostante venne concessa la costituzione, il sovrano borbonico fu in difficoltà e i moderati di Cavour ne recepirono le fragilità. Il meridione non era preparato a idee liberali e illuministiche nonostante il codice del regno delle due Sicilie della Restaurazione si ispirasse al codice napoleonico. Per cui dopo la caduta dei Borboni, con cui le masse credettero legalizzati moti violenti, la situazione s’infiammó. Il governo Rattazzi e il generale La Marmora repressero nel sangue i rivoltosi e i moderati non ascoltarono le proposte degli altri liberali e dei democratici comportando fucilazione sommarie e deportazioni.Inoltre entró in vigore la Legge Pica nel 1863 che rimase in vigore fino al 1865 la quale comportó la giurisdizione di tribunali militari nei confronti dei briganti con una repressione sanguinosa. Alla fine, il fenomeno del brigantaggio venne annientato.